L’assistente sociale privato: facciamo chiarezza

Diverse volte, da quando ho deciso di praticare la libera professione, mi è stata rivolta questa domanda “ma cosa fa l’assistente sociale privato?”

Mi piacerebbe con alcuni articoli poter chiarire gli ambiti di lavoro e di intervento di questa professione.

Vorrei prima di tutto dare una definizione della figura dell’assistente sociale; senza stare ad andare troppo lontano nella ricerca di informazioni, digitando le parole su google, ci risponde Wikipedia con una definizione direi esaustiva per chi si avvicina a questa professione per la prima volta:

“L’assistente sociale è un operatore sociale che, agendo secondo i principi, le conoscenze ed i metodi specifici della professione svolge la propria attività nell’ambito della comunità, a favore di individui, gruppi e famiglie, per prevenire e risolvere situazioni di bisogno, aiutando l’utenza nell’uso personale e sociale delle risorse, organizzando e promuovendo prestazioni e servizi per una maggiore rispondenza degli stessi alle particolari situazioni di bisogno e alle esigenze di autonomia e responsabilità delle persone, valorizzando a questo scopo tutte le risorse della comunità .

La professione è al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità e delle diverse aggregazioni sociali per contribuire al loro sviluppo; ne valorizza l’autonomia, la soggettività, la capacità di assunzione di responsabilità, li sostiene nell’uso delle risorse proprie e della società nel prevenire ed affrontare situazioni di bisogno o di disagio e nel promuovere ogni iniziativa atta a ridurre i rischi di emarginazione.”

A livello privato l’assistente sociale lavora con i singoli individui, i gruppi e le famiglie al fine di sostenerli nel recupero delle proprie capacità personali, promuovendone abilità e competenze, favorendo la relazione con l’ambiente esterno.

Ogni individuo può arrivare a chiedere consulenza per tutto ciò che riguarda la sua relazione con il mondo esterno: famiglia, partner, figli, genitori, scuola, lavoro, ambiente sociale di riferimento.

Possibili domande a cui una consulenza professionale può rispondere

  • Non riesco a mantenere a lungo un lavoro
  • Non riesco a relazionarmi positivamente con mio figlio
  • Ultimamente i pensieri quotidiani mi impediscono di essere sereno nella relazione con il mio partner
  • Non riesco a concentrarmi nello studio
  • Non riesco a ritagliarmi del tempo per me e questo ha ripercussioni nella mia vita privata

L’assistente sociale lavora con la persona al fine di far riscoprire risorse personali ed ambientali, praticando la rilettura della propria storia personale e di relazione al fine di riportare in superficie fattori positivi e fattori di rischio, così da avviare un processo di riscoperta personale e con la finalità di rendere l’individuo autonomo e soddisfatto nelle proprie relazioni raggiungendo i propri obiettivi.

Il gergo professionale utilizza la parola “empowerment” poco traducibile in italiano ma che di fatto significa “processo di crescita, finalizzato all’incremento della stima di sé, all’autoefficacia e all’ autodeterminazione per favorire la riscoperta delle proprie abilità e saperle utilizzare per raggiungere obiettivi personali”.

Il lavoro di consulenza varia a seconda della richiesta dell’individuo, tuttavia, mediamente un percorso può rispondere al seguente schema, anche se è sempre costruito sulla base delle esigenze personali.

  • 1 colloquio informativo e di conoscenza reciproca
  • 2 colloqui per andare a rileggere la storia personale della persona,
  • 2-5 colloqui per trattare l’argomento portato in consulenza
  • 1 colloquio conclusivo
  • 1 colloquio di verifica dopo qualche mese.

Informazioni su Laura Manzoni

Consulente socio- familiare Mediatore Familiare Coordinatore Genitoriale Assistente Sociale Privato
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