Maledetti, benedetti compiti

Breve riflessione sui compiti a casa.

Dopo la lettera di quel padre che questa estate ha deciso di non far svolgere i compiti a suo figlio per farlo vivere di altre esperienze, si sono scatenati movimenti di genitori contro i compiti; il più mediatico nella settimana è stato quello dei genitori di Varese che avrebbero proposto una scuola alternativa, con otto ore al giorno di frequenza (come al lavoro) ed assenza di compiti a casa (come quando si lavora…opinabile).

Rispetto ai compiti io credo che ci siano diverse questioni da affrontare. Quando andavo a scuola io, non se ne parlava neanche di non avere i compiti e alle elementari facevo il tempo pieno, ma ricordo comunque i compiti a casa… genitori, volevo dirvi che non sono morta! Poi alle medie e superiori, ovviamente, si studia e bisogna avere del tempo per farlo e non è pensabile non avere un tempo dedicato a quello. Così, mi viene da dire, che lo studio ti permette di allenare il cervello per quando andrai all’università o al lavoro e le nozioni saranno tante, seppur finalizzate alla pratica lavorativa (ma è un mio pensiero, magari discutibile). Io ho una strana sensazione, rispetto a questo movimento del no compiti, perchè non ho ancora sentito una posizione credibile che mi abbia fatto pensare “ha ragione!”.

Avrei una domanda da fare a questi genitori che non vogliono i compiti a casa, non tanto quelli di Varese che comunque una proposta alternativa la stanno facendo. Se i compiti invece che a casa, fossero a scuola, sareste ancora così contro i compiti? i bambini vanno a scuola dalle 8,30 alle 16,30 con pausa pranzo e poi starebbero fino alle 18,00 in un luogo come la scuola, o un luogo differente, semplicemente sorvegliato per fare i compiti, dove una o due persone vigilano affinchè questi benedetti compiti vengano fatti o per aiutare i bambini nei momenti di difficoltà. Quanti genitori direbbero ancora basta compiti? Perché il problema, a mio parere, non è il compito, ma è la parola A CASA. E a mio parere i motivi sono i seguenti:

  • dedicare tempo ai compiti del proprio figlio significa mettersi li per un po’ di tempo a fare una cosa che al bambino non piace, molto probabilmente, e anche al genitore.
  • significa organizzarsi anche a casa, perchè bisogna dedicare tempo a questa attività (la presenza di qualcuno, ritagliare del tempo, non poter fare altro in quel tempo ecc.).
  • significa avere un rapporto uno a uno con proprio figlio, sgridarlo. riprenderlo, accompagnarlo sostenerlo e…si sono cose faticose
  • significa che il bambino e il genitore devono scegliere tra il corso di nuoto, pianoforte, arrampicata ecc. che riempie ogni secondo di vita di proprio figlio perchè ha da fare i compiti e tutto non si può fare. Vedo bambini impegnati nelle attività extrascolastiche fino allo sfinimento. Ma siamo sicuri che desiderano fare davvero tutte quelle cose?

A me sembra che il problema non siano i compiti, ma sia il tempo. Manca il tempo per far fare i compiti ai bambini, perchè ultimamente si è deciso che questa attività sia meno importante di altre. Ma siamo così sicuri che i maestri si divertono a dare i compiti a casa ai bambini? io non invidio il maestro che chiede che vengano fatti 3 problemi di geometria o che chiede di scrivere 10 pensierini a casa e poi se li deve correggere tutti… non lo invidio per niente.

Ora, forse, quello che sarebbe interessante è capire se questi genitori abbiano mai sollevato il problema dei tanti compiti a casa, ai maestri. Immagino che i problemi sollevati siano: la quantità e la tempistica (dall’oggi al domani).

Spesso i compiti non sono dall’oggi al domani, ma ci si riduce al giorno prima per mancanza di tempo, o voglia o lungimiranza: “ma come fa mio figlio al venerdi a portarsi avanti che quando esce da scuola ha il corso di pianoforte e il giorno prima quello di basket e il sabato catechismo e il laboratorio artistico!”. Se per il lunedì il bambino ha italiano, geometria, disegno e matematica e la domenica ha la partita in Valsassina, credo sia compito del genitore essere presente e spiegare al bambino che in settimana si può portare avanti (succede anche al lavoro, no?) . Certo che se il bambino non ha tempo, i compiti diventano tanti, faticosi e stancanti per tutti.

Rispetto alla quantità si può parlare con i maestri e provare a capire con loro se si possono alternare le settimane nel dare più o meno compiti (es. una settimana più matematica e meno grammatica e viceversa) così come i compiti in classe (una settimana matematica e una settimana il dettato ortografico). Questo richiede una collaborazione che è possibile alle scuole primaria, secondaria di primo e di secondo grado. Se il corpo docente si organizza in tal senso, in modo da alternarsi nelle settimane di verifiche non si arriva al fatidico gennaio e maggio in cui le ultime due settimane sono da suicidio effettivamente per tutti.

Quello che penso quindi è questo: genitori provate a fare la fatica di collaborare con i docenti e la fatica di seguire vostro figlio quando sbaglia dieci volte la stessa operazione, banale per voi, e invece che 5 minuti ci mette 20 minuti  a fare 15 x 30. Provate a creare dei momenti in cui i compagni si trovano insieme a fare i compiti per aiutarsi a vicenda. I gruppi di whatsapp delle mamme iniziamo ad utilizzarli per cose utili e non per chiedere se ci vuole la penna blu o nera o se l’avviso va firmato da entrambi i genitori (e sono stata clemente).

Questa fatica di oggi, verrà ripagata nel futuro dei bambini. Collaborazione, costanza e tenacia sono doti che i compiti possono aiutare a sviluppare e sono fondamentali per avere un figlio in gamba nel futuro.

Informazioni su Laura Manzoni

Consulente socio- familiare Mediatore Familiare Coordinatore Genitoriale Assistente Sociale Privato
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