Ma perchè lo sto facendo?

Siamo sicuri di riflettere sempre sul perchè stiamo facendo le cose che facciamo? A volte le etichette della società, i desideri della famiglia, le aspettative dei mariti o delle mogli ci portano a fare delle cose o a prendere delle decisioni senza esserne realmente convinti o nella peggiore delle ipotesi senza esserne felici. Ci sono addirittura delle volte in cui ci auto imponiamo delle scelte perchè dobbiamo “far contento l’altro”, tuttavia senza considerare cosa farebbe contenti noi. Aggiungerei anche che, quando finalmente facciamo una cosa per noi, capita che mentre la stiamo per fare, mentre la facciamo o nell’immediato momento successivo ecco che arriva come un macigno il senso di colpa che ci blocca.

Lo stesso ragionamento lo potremmo fare anche per tutte quelle cose che non riusciamo a fare, ma che dovremmo fare. Ci concentriamo per trovare delle strategie, delle idee, delle spinte che ci aiutino a fare qualcosa perchè va fatta!

Quello che penso è che oggi abbiamo veramente poco tempo per fermarci a riflettere su quello che desideriamo; a volte siamo talmente trascinati dagli eventi, dalla routine e da tutto quello che entro fine giornata va fatto da non riuscire a farci una domanda facile facile ma che ci permetterebbe di avviare una riflessione concreta e vera: COME MI SENTO IO MENTRE FACCIO QUESTA COSA?

In base alla risposta che ci diamo possiamo iniziare a valutare se stiamo rispondendo a un nostro desiderio, se stiamo bene mentre facciamo quella cosa, oppure se c’è qualcos’altro che ci sta imponendo di farla (interno o esterno).

Farsi questa domanda permette anche di aprirsi un’opportunità per avviare un cambiamento. A volte non sappiamo cosa accadrà se mettiamo in atto un cambiamento e questo ci spaventa, perchè di massima nel momento in cui adottiamo un cambiamento abbiamo due possibilità: che la cosa funzioni oppure che la cosa non funzioni. Nella seconda delle ipotesi ci immaginiamo la fine del mondo, quando nella maggior parte delle ipotesi, se non funziona si può sempre tornare a fare quello che si faceva prima.

L’illusione con cui molte volte conviviamo è che, raggiunto un certo grado di stabilità e di regolarità, che ci permette di dire che tutto sommato nella nostra vita vada tutto sufficientemente bene, ci dimentichiamo di domandarci nel tempo se noi ci stiamo bene in quella vita lì, che sia il lavoro, una relazione, l’idea di un viaggio, un’attività sportiva o anche cose più banali come andare dal parrucchiere una volta all’anno.

Perchè delle abitudini o delle scelte di vita che potevano funzionare in un certo periodo della nostra vita, potrebbero non funzionare più con il passare del tempo, ma questo facciamo molta più fatica a vederlo.

Riflettendo su questo, mi sono immaginata che nella vita con il passaggio all’età adulta si fanno scelte molto importanti: si sceglie il tipo di lavoro e si lotta con tutte le forze per riuscire ad avere un minimo di stabilità che permetta di essere autonomi, nelle relazioni perchè si trova magari la persona “giusta” e si convola a nozze o si acquista una casa e si va a convivere e altri mille esempi; l’immagine che mi si figura è quello di un costruire delle cose come se con l’adolescenza e il passaggio alla età adulta sia solo un costruire, senza considerare che quando si comincia a fare qualcosa inevitabilmente si sta smettendo di fare qualcos’altro. Tuttavia l’idea di cambiare, disfare, modificare qualcosa che abbiamo faticosamente costruito  Ma davvero abbiamo deciso di farci andare bene le cose, magari senza stare bene, per non stare a dover disfare un pezzettino di quanto costruito?

Proviamo a fare questo esercizio quando facciamo qualcosa, che non abbiamo tanta voglia di fare, proviamo a fermarci due minuti a cercare di capire che cosa stiamo sentendo, che emozione stiamo provando e proviamo a chiederci perchè.

In un prossimo articolo parleremo del peso del giudizio dell’altro.

Informazioni su Laura Manzoni

Consulente socio- familiare Mediatore Familiare Coordinatore Genitoriale Assistente Sociale Privato
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