GENITORI ALTAMENTE CONFLITTUALI. E SE LA SOLUZIONE FOSSE il COLLOCAMENTO ALTERNATO?

Sono passati più di dieci anni dall’emanazione della legge dell’8 febbraio 2006 n. 54, entrata in vigore il 16 marzo dello stesso anno in materia di separazione e divorzio, che ha stravolto sulla carta il regime dell’affidamento, passando dal regime dell’affidamento esclusivo del minore ad uno solo dei suoi genitori, all’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori.

Prima vi era il genitore affidatario esclusivo della potestà genitoriale, oggi definita responsabilità, mentre con l’affido condiviso l’intento è quello di far collaborare i genitori separati il più possibile nella gestione dei figli. La legge vuole garantire e proteggere il diritto del minore a mantenere un rapporto giusto ed equilibrato con entrambi i genitori, e naturalmente anche con le rispettive famiglie di origine.
Il principio della genitorialità condivisa prevede che entrambi i genitori partecipino attivamente alla vita dei figli oltre a condividere e scegliere insieme nelle decisioni più importanti per la prole. Bellissima iniziativa direi, ma come la mettiamo con i genitori conflittuali con cui ci si ostina a ragionare il termini di affido condiviso e bigenitorialità? Dopo 11 anni, quanta incoerenza c’è ancora tra quanto definito dalla legge e la realtà delle cose?
In alcuni Paesi vige la normativa dell’affido e del collocamento alternato in cui i bambini trascorrono tempi identici a casa di uno e dell’altro genitore così da garantire eguale diritto di visita e garantire uguale potere negli aspetti decisionali: in alcune sentenze addirittura si è pensato di alternare l’affido esclusivo a seconda del collocamento del minore così che, in caso di alta conflittualità, possa decidere il genitore che durante quel periodo ha con sé i bambini. Perché in Italia questo non avviene? Perché la residenza alternata è così poco diffusa?

Un affido alternato con conseguente cambio di dimora del minore non sempre è possibile soprattutto in caso di genitori che vivono in paesi differenti. Solo la frequenza scolastica e il passaggio dei libri di testo sarebbe un disastro. Tuttavia, laddove invece i genitori non vivono così distanti, ma continuano ad abitare vicini o a pochi chilometri di distanza possiamo provare ad aprire delle riflessioni in merito.
Partiamo dal tema che riguarda il diritto per un bambino di crescere con entrambi i genitori. Di solito nelle situazioni di separazione conflittuale, ci si trova di fronte genitori che hanno perso totalmente la fiducia nell’altro e che spesso non gli farebbero scegliere nemmeno il colore dei calzini del bambino. Tali sentimenti vengono in un modo diretto o indiretto riversati sul bambino che vede e sente cosa sta succedendo intorno a lui e spesso si trova nelle condizioni di dover scegliere e schierarsi, facendolo nella più parte dei casi, con il genitore che di fatto più si occupa di lui (tendenzialmente la mamma) a discapito della relazione con l’altro genitore.

Ciò che genera conflitto e a volte anche il mancato rispetto della regolarità delle visite è legato ai temi della quotidianità e si possono riassumere in questo modo:
– Il bambino è malato meglio non farlo uscire di casa, lo tengo io per questo fine settimana (tema della salute- scarsa fiducia nell’altro nella gestione della malattia del figlio)
– Quando è con te mangia solo schifezze, con risposta, io lo vedo una sera a settimana e per una sera può mangiare anche al mc donald (tema dell’alimentazione)
– Lo vedi due volte a settimana e li lasci a tua madre per uscire a farti gli affari tuoi (tema dei familiari)
– Tu non gli fai mai fare i compiti (tema istruzione)
– Tu gli insegni cose che a casa mia non si fanno e il bambino si confonde sulle regole e diventa maleducato (tema dell’educazione)

Tali situazioni si vengono a creare perché c’è una evidente disparità di tempo con cui il bambino sta con uno o l’altro genitore. Se il bambino stesse 15 giorni con un genitore e 15 giorni con l’altro, non potrebbe mangiare solo da Mc Donald per 15 sere, i nonni sarebbero legittimati a tenere il bambino durante la settimana, entrambi i genitori dovrebbero tenere conto dei compiti, se il bambino si ammala la gestione sarebbe assicurata dal genitore collocatario e il bambino imparerebbe che nella casa della mamma ci sono delle regole e nella casa del papà ce ne sono delle altre.
Il collocamento alternato quindi potrebbe essere in alcuni casi salvifico e abbasserebbe i toni del conflitto.
Vediamo ora anche l’aspetto pratico dello spostamento del bambino, perché di fatto con l’affido condiviso e collocamento prevalente, il bambino si trova a fare avanti e indietro dalla casa del papà e della mamma diverse volte e con due genitori che non riescono a non litigare potrebbe rivelarsi molto faticoso questo spostamento per il rispetto degli orari, per la gestione dell’imprevisto di uno dei due genitori, per il corredo e accessori che servono per lo spostamento e che dovrebbero tornare indietro, con l’aggiunta che a volte il quantitativo di giochi libri e spazi per le attività del bambino ci sono presso la casa del genitore con collocamento prevalente e meno presso l’altro genitore.

Facendo un banalissimo confronto possiamo vedere che:

Con collocamento alternato – immaginiamo i 15 giorni a testa. Il bambino starebbe 15 giorni con mamma e familiari della mamma, e i restanti con papà e familiari del papà. Numero di spostamenti: due in un mese. In caso di affido alternato settimanale: quattro spostamenti in un mese.

Con collocamento prevalente e considerando le classiche sentenze di separazione: il genitore non collocatario potrà incontrare il minore durante i fine settimana alternati e una sera in un giorno feriale con pernottamento nel caso in cui non incontra il minore nel fine settimana. Numero di spostamenti del minore: tra i 10 e i 12 a seconda del mese.

Quanto può essere quindi vantaggioso anche in questo caso l’affidamento con collocamento alternato del minore? Non ci sarebbe un genitore non collocatario e quindi entrambi i genitori avrebbero uno spazio attrezzato per il bambino, nella migliore delle ipotesi una cameretta, con giochi e vestiti e l’unica cosa da spostare sarebbero i libri di testo una volta ogni 15 giorni o una volta a settimana.

Anche in tema di mantenimento potremmo aprire un capitolo, dal momento che con il collocamento alternato tendenzialmente le sentenze prevedono che nulla sia dovuto all’altro genitore dal momento che ognuno mantiene il minore durante le proprie settimane di collocamento, eliminando in questo modo situazione di conflitto legate al mancato mantenimento e la cattiva gestione dei soldi dello stesso.
In periodo di crisi economica inoltre sono spesso i nonni a sostenere ed aiutare le spese dei genitori, ma in ambito di collocamento prevalente i nonni, soprattutto quelli dalla parte del genitore non collocatario, fanno più fatica a pensare che i propri risparmi siano gestiti dall’ex moglie del figlio, ma con il collocamento alternato questo non avverrebbe e potrebbero sostenere più serenamente le spese per il nipote.

La domanda che pongo è: perché in Italia questa possibilità di affido e collocamento è ancora così poco sperimentata quando è possibile che in un clima di alto conflitto questa modalità potrebbe maggiormente tutelare la serenità dei bambini? I rapporti tra i genitori sarebbero limitati a pochi al mese, generando un abbassamento del conflitto, non interverrebbe il tema del mantenimento e della gestione dei soldi e verrebbe legittimato anche l’intervento e il sostegno dei nonni all’interno di un contesto di identiche responsabilità e verrebbe così tutelato l’unico diritto che questa legge vuole tutelare, ovvero quello dei bambini.

Mediatrice Familiare
Parent Coordinator
Dott.ssa Laura Manzoni

Informazioni su Laura Manzoni

Consulente socio- familiare Mediatore Familiare Coordinatore Genitoriale Assistente Sociale Privato
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2 commenti

  1. Buongiorno,
    Dalla teoria alla pratica il passo è lungo.
    Affido alternato? Si separano i genitori non i figli.
    Chi dice che per i figli entrambi i genitori hanno lo stesso peso e la stessa importanza? Diventa quindi un diritto dei genitori o un diritto dei figli??? La legge e le idee seguono le tendenze e studi più o meno validi ma mai le realtà. Si è passati dall escludere i padri dalla crescita dei figli a togliere alle madri quelli che è il reale ruolo nella crescita affettiva dei minori.
    Peccato che va bene lasciare tutte le responsabilità alla madre se una coppia resta unita e il padre intraprende una carriera e poi quando questa di sfalda si riscopre di essere genitori o per meglio dire si pensa che i figli siano soldi su due gambe e se si gestiscono a quel punto anche a discapito della stessa crescita professionale non si da un assegno.
    In questo gli studi dove stanno?
    Le madri quasi sempre rinunciano alla propria carriera per i figli perché sono il bene prioritario e lo rimangono anche quando la coppia non c’è piu.
    Però li subentra la legge e non valuta, subentrano i falsi sostenitori del bene dei minori.
    Il bene vero dei bimbi è avere una casa un letto un ambiente e due genitori intelligenti che seppur si separano non guardano il portafoglio ma il figlio.
    Saluti

    • Grazie per questa riflessione. È vero, il passaggio culturale della cogenitorialità deve avvenire anche prima. Fin dai nove mesi di gravidanza mi verrebbe da dire, fin dal concepimento, con l’allattamento con la richiesta della paternità, con i permessi e i tempi bilanciati. La figura paterna è importante tanto quella materna e l’assunzione di pari diritti e doveri anche secondo me deve avvenire fin da subito. Buon anno!

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