Quando arriva la presenza dell’assenza: proviamo a capirci qualcosa del lutto.

Con Servizi per le Famiglie non mi sono ancora soffermata a parlare del lutto, ma oggi dopo un mese di pausa dagli articoli, proprio per aver dovuto iniziare attraversare  le prime fasi di un grandissimo lutto, sono qui a condividerne le riflessioni. Innanzi tutto chiariamoci le idee: il lutto è il comportamento, l’azione visibile a un’ emozione, quella del dolore, collegata alla perdita. Tutto riconduce a quello che, come dico sempre “si sente nella pancia” prima, se si ha l’opportunità di iniziare a prepararsi, durante, e dopo la perdita. 

L’essere umano, o almeno quasi tutti gli esseri umani, sono dotati di un grandissimo dono che è quello dell’autoconservazione, ovvero la capacità di ognuno di noi di essere attaccati alla vita. Il problema di questa parola è che quando poi la vita di qualcuno a noi caro viene meno, la reazione è quella di un essere umano che non poteva aspettarsi quanto accaduto. Eppure qualsiasi persona sana di mente sa che:

1- non siamo immortali

2- per molte malattie non c’è una cura

3- non siamo immuni da incidenti improvvisi

Eppure queste tre cose facciamo fatica a tenerle a mente nella nostra vita quando invece sarebbero preziosissime proprio per affrontarla con uno spirito differente; ci basiamo spesso sulla statistica e sulle medie demografiche per immaginare che si morirà a 80 anni e che probabilmente, geneticamente, ci verrà quella malattia lì. A volte accade effettivamente così, a volte, invece arriva una malattia che non ci si aspettava, oppure un furgone esce dallo stop e uno dei ciclisti più conosciuti in Italia ci si schianta contro e muore sul colpo non ancora quarantenne.

Ci sono diverse modalità per affrontare la perdita di una persona cara, che si ama; non credo si possa fare un elenco, credo però che ci sia un modo per poter avviare da un evento così forte, traumatico e doloroso, una trasformazione volta sempre al miglioramento.

Il nucleo familiare della persona che è venuta a mancare inevitabilmente si modifica, così come la sua abitazione. Ci si scontra con la presenza dell’assenza. Si comincia così a costruire qualcosa, intorno a questo vuoto: nuovi modi di parlarsi, nuovi modi di dirsi le cose, nuovi modi di gestire la quotidianità. Significa avere un componente in meno nella famiglia che fa cose e la trasformazione necessaria, legata alla sopravvivenza e anche evolutiva è quindi imparare a fare, provarci e riprovarci.

E’ importante non dimenticare quello che la persona, venuta a mancare, ci faceva notare, quello a cui teneva di noi, non tanto perchè dobbiamo vivere una vita che lei avrebbe desiderato per noi, o sulla base della sua percezione di noi, ma tenere a mente quello che diceva come stimolo per la propria vita.

Una persona che voleva bene, che voleva il bene dei suoi familiari, era frutto della direzione giusta da tenere a mente come chiodo fisso oggi, anche nella sua assenza, ovvero il VOLERSI BENE 

La reazione positiva, anche nella gestione del lutto e del suo dolore, è quella di attraversarlo tutto quel dolore, perchè è l’unico modo per uscirne più forti di prima, ma di superarlo nella direzione del volersi bene, quindi di occuparsi del proprio corpo, del proprio spirito, del proprio essere, finalizzando ogni azione allo stare bene, così come la persona che non c’è più avrebbe voluto. Quella persona che tanto voleva bene alla propria famiglia non avrebbe costruito il futuro per i suoi cari, ma avrebbe desiderato che all’interno del futuro scelto da ognuno di loro, trovassero la serenità e la felicità.

In un primo momento il soffrire quotidiano potrà essere l’unica cosa che si sente e dargli una direzione potrebbe essere la chiave per trovare la via d’uscita. Riflettere sulle cose che avremmo voluto fare insieme e capire se si possono comunque fare da soli, riflettere sulle cose che invece si vogliono lasciare andare, insieme a quella relazione umana che non c’è più, riflettere su quello che potrebbe farci stare bene nella nuova realtà che ci circonda e generare nuove opportunità, nuove relazioni, nuovi impegni e nuove attività che ci tengano impegnati nella direzione del volersi bene e dello stare bene. Ad ogni azione farsi una semplice domanda: quello che sto facendo mi serve per stare meglio nel lungo periodo? quello che non sto facendo mi serve per stare meglio nel lungo periodo?

Tutti gli esseri umani prima o dopo attraversano più e più volte il tema della perdita: si perdono i genitori, si perdono i compagni di una vita, alle volte si perdono i figli. Sono momenti che si superano con grossa fatica, ma allo stesso tempo attraversando quel tunnel lungo, fatto di un dolore che prima di provarlo non si poteva immaginare essere così grande, inevitabilmente se ne uscirà con strumenti nuovi, che ci renderanno capaci di affrontare la realtà rimasta.

Insieme a questi strumenti verranno preziosi, lo spirito di autoconservazione, il volersi bene, e l’agire nella direzione di stare bene.

 

 

Informazioni su Laura Manzoni

Consulente socio- familiare Mediatore Familiare Coordinatore Genitoriale Assistente Sociale Privato
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