Wonder al cinema. Servizi per le famiglie l’ha visto per voi e….

Qualcuno avrà letto i libri, qualcuno no. Io faccio parte della seconda specie. Il film è il racconto da più punti di vista speciali cosa significa convivere con una disabilità fisica, in questo caso, una grave malformazione facciale trattata con più di venti operazioni di chirurgia plastica che hanno permesso al protagonista di 10 anni di sentire vedere e mangiare autonomamente.

Il fatto che il film sia il racconto di più punti di vista di adulti, ragazzi, compagni di classe, fratelli e del protagonista stesso permette di immedesimarsi, di ascoltarsi e di conoscere quello che si prova. Il film è un proiettile che entra dentro creando una sorta di forte empatia con ogni personaggio che racconta, anche con il bullo della scuola. Evidenzia  le proprie fragilità di ognuno, quelle che tutti vorremmo nascondere più o meno riuscendoci. Ma se la fragilità è collegata a una disabilità evidente, tutto si fa più difficile ed ecco il protagonista che al primo giorno di scuola media si presenta con un casco da astronauta così che nessuno lo possa guardare.

Wonder è la storia di sacrificio, di coraggio, di stima, di speranza e di fiducia, è la storia di personaggi nati per emergere è la storia che solleva la possibilità per ognuno di noi di determinare la nostra vita, fatta da quello che ci accade sì, ma soprattutto da come affrontiamo quello che ci accade.

“Sii gentile, perché chiunque incontri sta combattendo una dura battaglia.” questo il sunto di 105 magnifici minuti che consiglio alle famiglie anche con bambini più piccoli.

Adolescenti e coaching.

Come già riportato in altri articoli, il coaching è un metodo che si concentra sul raggiungimento della PERFORMANCE, e si occupa di conoscere come il cliente vede il suo presente e desidera il suo futuro per mettere in atto azioni concrete per raggiungere gli obiettivi che si prefigura.

L’adolescenza e la concretezza vanno molto d’accordo. Il pensiero astratto, la pianificazione e la programmazione sul lungo periodo sono le ultime capacità che si sviluppano nel cervello che conclude il suo percorso di crescita all’età di 25 anni.

Il coaching concentrandosi su obiettivi CHIARI, TEMPORALI e CONCRETI, permette all’adolescente all’interno del percorso, di vedere le azioni fatte, quelle ancora da compiere e di assaporare il successo, azione per azione fino al raggiungimento del suo obiettivo.

Non è possibile lavorare con un adolescente in prima superiore sull’obiettivo “arrivare in 5 superiore alla maturità senza bocciature e uscendo con un buon voto!” . Fa già fatica un adulto a programmare in un periodo così lungo, figuriamoci un adolescente. Un’adolescente vive il presente. Esiste solo quello. Chi vive con un adolescente conosce la drammaticità del partire per le vacanze insieme a lui all’età di 16 anni, come se quelle due settimane lontano dai suoi amici gli rovineranno l’esistenza per sempre. Il presente è vissuto in maniera amplificata, il futuro viene percepito come meno importante. Per questo con il Coaching si fa centro con i ragazzi perchè è TEMPESTIVO, PALPABILE, CREDIBILE.

L’adolescente può iniziare a prendere delle decisioni da solo, dal momento che la capacità di assumersi delle responsabilità e fare delle scelte pensate si sviluppa intorno ai 13 anni.

Per questo le tecniche di coaching nell’ambito del miglioramento personale che può spaziare in diversi ambiti quali l’organizzazione, quello scolastico, quello sportivo, di relazione, sono tagliate su misura per prendere consapevolezza di ciò che si vuole fare, perchè si vuole fare e capire come agire. Il coach aiuterà l’adolescente a comprendere la motivazione che sta dietro al raggiungimento dell’obiettivo, a lavorare sul giudizio che il ragazzo ha su sé stesso e fare il modo che influisca positivamente portando alla luce la qualità dei risultati infine aiuterà l’adolescente a prendere coscienza delle proprie interferenze, paure, ansie, per poterle gestire nel momento della performance (compito in classe, interrogazione, uscita con gli amici, competizione sportiva ecc.)

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RUBRICA: STORIE DI SERVIZI PER LE FAMIGLIE

Elisa è una ragazzina di 13 anni che tra qualche mese dovrà scegliere la scuola superiore. Elisa fa sport, pallavolo da quando ha 6 anni e adora disegnare e scrivere storie di fumetti. Rispetto alla scuola è ancora molto confusa, i professori le hanno detto che dovrebbe orientarsi verso un istituto tecnico, ma lei vorrebbe fare qualcosa collegato all’arte oppure un liceo sportivo. I genitori hanno deciso quindi di rivolgersi a un professionista del sociale con formazione anche nel coaching per provare a capire meglio qual è la strada migliore che Elisa può intraprendere, ovvero per farle schiarire un po’ le idee.

 

RUBRICA: STORIE DI SERVIZI PER LE FAMIGLIE

Stefano è un ragazzo di 15 anni che frequenta la seconda superiore in un istituto tecnico di Como. I suoi genitori sono preoccupati perchè, nonostante il rendimento di Stefano sia sufficiente, ha avuto un brusco calo nello studio nell’ultimo mese e mezzo e contestualmente si è chiuso in se stesso. I genitori di Stefano hanno cercato di parlargli ma senza grandi successi. Stefano si chiude in camera sua, si mette le cuffie e gioca alla play senza lasciare spazio ai genitori di conversare con lui. Lo vedono spento e spesso ha sbalzi di umore. Si sono preoccupati ulteriormente quando un sabato sera Stefano è rientrato dopo la 1 di notte, senza comunicare il ritardo ed arrabbiandosi con loro perchè lo stressano in continuazione. I genitori hanno la certezza che il figlio ha cambiato compagnia e ha iniziato ad usare sostanze e per questo hanno deciso di rivolgersi ad un professionista del sociale che possa svolgere dei colloqui informativi con loro e con il figlio sull’uso di sostanze e sulle possibili implicazioni penali ad esse correlate.

Divorzio: addio al medesimo tenore di vita. Pensieri di un’assistente sociale.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione segna un cambio di rotta tra le situazioni in cui vi è effettiva situazione di bisogno del coniuge debole, di solito configurato come donna – situazioni in cui l’assegno di mantenimento assume una valida giustificazione – e altre invece in cui lo stato di bisogno non è veritiero della situazione generale della donna. In particolare, la Suprema Corte (rispetto a un passato non troppo recente) afferma che la donna giovane, in grado di lavorare per garantirsi lo stesso tenore di vita, non ha diritto ad alcun mantenimento. E ciò anche se, durante l’unione, svolgeva mansioni di casalinga. Continue reading

Quando arriva la presenza dell’assenza: proviamo a capirci qualcosa del lutto.

Con Servizi per le Famiglie non mi sono ancora soffermata a parlare del lutto, ma oggi dopo un mese di pausa dagli articoli, proprio per aver dovuto iniziare attraversare  le prime fasi di un grandissimo lutto, sono qui a condividerne le riflessioni. Innanzi tutto chiariamoci le idee: il lutto è il comportamento, l’azione visibile a un’ emozione, quella del dolore, collegata alla perdita. Tutto riconduce a quello che, come dico sempre “si sente nella pancia” prima, se si ha l’opportunità di iniziare a prepararsi, durante, e dopo la perdita.  Continue reading

GENITORI ALTAMENTE CONFLITTUALI. E SE LA SOLUZIONE FOSSE il COLLOCAMENTO ALTERNATO?

Sono passati più di dieci anni dall’emanazione della legge dell’8 febbraio 2006 n. 54, entrata in vigore il 16 marzo dello stesso anno in materia di separazione e divorzio, che ha stravolto sulla carta il regime dell’affidamento, passando dal regime dell’affidamento esclusivo del minore ad uno solo dei suoi genitori, all’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori.

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Percorso Genitori&Figli

Che cos’è? E’ un modo nuovo di pensare alla comunicazione all’interno della famiglia, esprimendo liberamente i propri pensieri, affinché tutti i componenti della famiglia abbiano in mente i desideri, le fatiche e le necessità degli altri, a seconda della loro età. Ognuno ha la possibilità di essere PROTAGONISTA con diritti e doveri, con comunicazione e trasparenza, con desideri e impegno per raggiungerli.

scopri di più alla pagina PERCORSO GENITORI E FIGLI

 

 

Genitori separati e Compiti delle vacanze

Prosegue con un secondo video, il progetto di parlare di buona comunicazione e costruzione di strategie utili per risolvere problemi quotidiani, a volte piccoli, che possono diventare, tuttavia, motivo di forte scontro e contrasto, soprattutto in caso di separazione.

Dopo il video sul Natale, oggi i compiti delle vacanze…

LION – Adozione internazionale

Sono finalmente riuscita a mettere a fuoco, grazie anche all’aiuto di qualcuno, quanto visto Domenica scorsa al Cinema. Lions è un film diretto da Garth Davis con una bellissima Nicole Kidman nelle vesti di una mamma adottiva.

La prima cosa sconvolgente è stato il silenzio in sala, riporto pari pari le parole del mio compagno che uscendo ha detto “non mi era mai capitato di non sentire volare una mosca per un intero film”. Il film merita davvero e queste vacanze di Natale posso essere l’occasione per non perderselo.

Ovviamente io non potevo che vederlo con un occhio professionale e ho trovato diversi spunti di riflessione anche se l’adozione internazionale non è direttamente il mio “campo di battaglia”, ma solo indirettamente, a seguito di accessi di famiglie ai servizi pubblici.

Il primo tra tutti è quello del legame con le origini. Ho lavorato e lavoro con alcune famiglie adottive con bambini e ragazzi di diverse origini, e credo fermamente che sia un diritto del bambino tornare nella propria terra, esperienza bella o brutta che sia. Essere adottati credo che per un bambino sia l’esperienza più eccitante ed allo stesso tempo traumatica che possa capitargli. Una famiglia, che lo accoglie e che lo desidera, ma che allo stesso tempo lo allontana dai suoi luoghi. La mia esperienza professionale mi dice che la richiesta di “tornare là” prima o poi arriva, ed allora quando si adotta un bambino con la procedura internazionale perchè non garantirglielo regolarmente un ritorno.

Può essere utile per non confondere ricordo ed immaginazione, per risentire i profumi e rivedere i luoghi, per mantenere un collegamento con la propria terra e per sentirsi autorizzato ad amarla tanto quanto, o di più di quanto si ama invece la terra che lo ha accolto. A mio parere un genitore adottivo ha questo primo grande compito: autorizzare il proprio figlio ad amare anche tutto quello che è rimasto là.

Il tema del ritorno si intreccia inevitabilmente con quello del ricordo. Tutti i bambini hanno ricordi, più o meno sfuocati, più o meno coscienti, ma hanno un vissuto e un passato. Un passato di abbandono o un passato di maltrattamento o un passato di perdita o un passato di amore saranno il “codice genetico” dell’uomo o della donna che saranno. Sapere è una fortuna, non sapere nulla del passato dei bambini adottati è una sfida. Una sfida da accogliere, come sono da accogliere i loro pregi e difetti e tutte quelle cose che inevitabilmente li hanno segnati.

Quello che il film trasmette è pura emozione: perdita, sofferenza, abbandono, rabbia, amore, delusione. Emozioni che nella vita di ognuno di noi sono costanti e quotidiane, ma mi domando quanto siano amplificate nella vita di un bambino, ragazzo e poi adulto adottato, in relazione alla propria storia, alle persone lasciate a casa, ai legami persi, alle terre lontane, ai parenti e poi agli amici di adesso, alla propria famiglia, all’amore che si prova e ai paesi di appartenenza.

Concludo citando il pensiero di Elena, una mamma adottiva di due ormai ragazze e donne Etiopi, che ha visto film e parlando mi ha scritto questo messaggio: “in questo film c’è tutto: dalla visione salvifica dell’adozione (che io condivido zero, ma era tipica del periodo), alla ricerca spasmodica delle proprie origini, alla casualità della vita, alla povertà estrema, al fatto che chi è amato da piccolo sa amare nonostante tutto, a chi è incazzato a vita, al ritorno, al lasciare andare, al’amore, ai destini incrociati. “   Grazie Elena!

L’invito è di andare a vedere questo film e con questo ultimo breve articolo del 2106 vi auguro un anno pieno cose belle!