Bonus “Mamma domani” – Aggiornamenti

Con la Circolare 39/2017 l’Inps ha chiarito i requisiti e tempi per la domanda del bonus mamma domani 2017 che riconosce 800 euro alle gestanti o alle neo mamme a partire dal primo gennaio di quest’anno.

Requisiti

  • residenza in Italia e cittadinanza italiana o comunitaria (donne non comunitarie sono ammesse solo se rifugiate politiche o sotto protezione sussidiaria);
  • compimento del 7° mese di gravidanza;
  • parto, anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza;
  • adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi della legge n. 184/1983;
  • affidamento preadottivo nazionale concesso con ordinanza ai sensi dell’art. 22, comma 6, della legge 184/1983 o affidamento preadottivo internazionale ex art. 34 della legge 184/1983.

Tempi:

l’istanza va presentata dopo il compimento del 7° mese di gravidanza ma prima del parto. Alla domanda del bonus mamma domani va allegata certificazione sanitaria rilasciata dal medico specialista del Servizio sanitario nazionale, che attesti la data presunta del parto.

Se la domanda del premio è presentata in relazione al parto, alla madre sarà richiesta autocertificazione sulla data del parto e le generalità del bambino.

In caso di adozione o affidamento preadottivo, allegare il provvedimento giudiziario (sentenza definitiva di adozione o provvedimento di affidamento preadottivo ex art. 22, comma 6, della legge 184/1983), permette di abbreviare l’iter: in caso contrario occorre riportare tutti gli elementi identificativi del provvedimento (sezione del tribunale, la data di deposito in cancelleria ed il relativo numero)

N.B. La domanda va presentata in via telematica, l’INPS nei prossimi giorni divulgherà le modalità definitive per accedere al contributo.

LION – Adozione internazionale

Sono finalmente riuscita a mettere a fuoco, grazie anche all’aiuto di qualcuno, quanto visto Domenica scorsa al Cinema. Lions è un film diretto da Garth Davis con una bellissima Nicole Kidman nelle vesti di una mamma adottiva.

La prima cosa sconvolgente è stato il silenzio in sala, riporto pari pari le parole del mio compagno che uscendo ha detto “non mi era mai capitato di non sentire volare una mosca per un intero film”. Il film merita davvero e queste vacanze di Natale posso essere l’occasione per non perderselo.

Ovviamente io non potevo che vederlo con un occhio professionale e ho trovato diversi spunti di riflessione anche se l’adozione internazionale non è direttamente il mio “campo di battaglia”, ma solo indirettamente, a seguito di accessi di famiglie ai servizi pubblici.

Il primo tra tutti è quello del legame con le origini. Ho lavorato e lavoro con alcune famiglie adottive con bambini e ragazzi di diverse origini, e credo fermamente che sia un diritto del bambino tornare nella propria terra, esperienza bella o brutta che sia. Essere adottati credo che per un bambino sia l’esperienza più eccitante ed allo stesso tempo traumatica che possa capitargli. Una famiglia, che lo accoglie e che lo desidera, ma che allo stesso tempo lo allontana dai suoi luoghi. La mia esperienza professionale mi dice che la richiesta di “tornare là” prima o poi arriva, ed allora quando si adotta un bambino con la procedura internazionale perchè non garantirglielo regolarmente un ritorno.

Può essere utile per non confondere ricordo ed immaginazione, per risentire i profumi e rivedere i luoghi, per mantenere un collegamento con la propria terra e per sentirsi autorizzato ad amarla tanto quanto, o di più di quanto si ama invece la terra che lo ha accolto. A mio parere un genitore adottivo ha questo primo grande compito: autorizzare il proprio figlio ad amare anche tutto quello che è rimasto là.

Il tema del ritorno si intreccia inevitabilmente con quello del ricordo. Tutti i bambini hanno ricordi, più o meno sfuocati, più o meno coscienti, ma hanno un vissuto e un passato. Un passato di abbandono o un passato di maltrattamento o un passato di perdita o un passato di amore saranno il “codice genetico” dell’uomo o della donna che saranno. Sapere è una fortuna, non sapere nulla del passato dei bambini adottati è una sfida. Una sfida da accogliere, come sono da accogliere i loro pregi e difetti e tutte quelle cose che inevitabilmente li hanno segnati.

Quello che il film trasmette è pura emozione: perdita, sofferenza, abbandono, rabbia, amore, delusione. Emozioni che nella vita di ognuno di noi sono costanti e quotidiane, ma mi domando quanto siano amplificate nella vita di un bambino, ragazzo e poi adulto adottato, in relazione alla propria storia, alle persone lasciate a casa, ai legami persi, alle terre lontane, ai parenti e poi agli amici di adesso, alla propria famiglia, all’amore che si prova e ai paesi di appartenenza.

Concludo citando il pensiero di Elena, una mamma adottiva di due ormai ragazze e donne Etiopi, che ha visto film e parlando mi ha scritto questo messaggio: “in questo film c’è tutto: dalla visione salvifica dell’adozione (che io condivido zero, ma era tipica del periodo), alla ricerca spasmodica delle proprie origini, alla casualità della vita, alla povertà estrema, al fatto che chi è amato da piccolo sa amare nonostante tutto, a chi è incazzato a vita, al ritorno, al lasciare andare, al’amore, ai destini incrociati. “   Grazie Elena!

L’invito è di andare a vedere questo film e con questo ultimo breve articolo del 2106 vi auguro un anno pieno cose belle!