BACK TO SCHOOL!!!

E’ arrivato settembre! Il mese che, quasi come Gennaio, porta a fare buoni propositi per l’anno che verrà.

E voi? ….. siete pronti a tornare a scuola? La scuola è il grande impegno dei vostri figli, ma sappiamo che anche per i genitori, il ritmo giornaliero dettato dalla scuola scandisce le giornate lavorative e post lavoro. Oggi vi offro qualche consiglio ed aiuto per affrontare nel migliore dei modi l’inzio dell’anno scolastico

  1. RISTABILIRE IL RITMO DI SONNO E DI SVEGLIA! Sappiamo che per alcuni  bambini e ragazzi il momento della sveglia è estremamente faticoso, altri che faticano a svelgiarsi alle 7.00 di mattina da lunedi a venerdi mentre nel week end alle 7.15 sono pimpanti in giro per casa e altri ancora che non si confrontano con questa fatica (pochi a dire il vero!!!). L’estate porta con sé anche meno rigidità, meno rispetto degli orari, si mangia più tardi, si va a letto più tardi, ci si alza a metà mattina, soprattutto in vacanza e soprattutto nel mese di Agosto quando i ragazzi non hanno centri estivi o altri luoghi da frequentare e ci si rilassa un po’…come è giusto che sia! Con i primi giorni di Settembre è bene ristabilire gli orari di cena, ristabilire pian piano gli orari per andare a letto e anche di sveglia, abituando i bambini e i ragazzi a svegliarsi un po’ prima.
  2. CONTROLLO DEI COMPITI DELLE VACANZE svegliarsi prima può essere utile soprattutto per quei bambini o ragazzi che al 1 Settembre non hanno ancora finito tutti i compiti e che ci devono dare dentro per arrivare al primo giorno di scuola con tutto in ordine. Dall’ultima settimana di Agosto quindi vale la pensa dedicare una giornata a controllare se i compiti sono stati fatti tutti e in caso contrario definire un piano di lavoro in cui giorno per giorno si fanno i compiti da finire qualche giorno prima del suono della campanella.
  3. CONTROLLO DEL MATERIALE libri da acquistare, materiale scolastico c’è tutto? con i bambini un poì più pigri nello studio un’attività molto utile è quella di leggere e sfogliare insieme i libri dell’anno prossimo per fargli vedere gli argomenti interessanti che studieranno e provare ad incuriosirli un po’. I bambini sono contenti quando un genitore si interessa a quello che fanno loro e durante l’anno il rischio è quello di lasciare troppo spazio al “devi fare i compiti” che non al tema della curiosità e dell’interessamento.
  4. RIPRENDERE CONTATTI CON I COMPAGNI in alcune città e paesi nell’ultima settimana di vacanze si riattiva il centro estivo o l’oratorio feriale ed è una buona occasione per rivedere i compagni prima del suono della prima campanella, raccontarsi delle vacanze e ricominciare a costruire la socializzazione. Oppure perchè non organizzare con i più piccoli, elementari, una piccola merenda al parco per farli giocare ed incontrare!

Sono piccoli consigli che posso salvare la pelle!!! e ricordatevi che Chi non si forma si ferma! Per cui viva la scuola e viva la formazione e buon inizio anno scolastico a tutti da Servizi per le Famiglie!

 

Adolescenti e coaching.

Come già riportato in altri articoli, il coaching è un metodo che si concentra sul raggiungimento della PERFORMANCE, e si occupa di conoscere come il cliente vede il suo presente e desidera il suo futuro per mettere in atto azioni concrete per raggiungere gli obiettivi che si prefigura.

L’adolescenza e la concretezza vanno molto d’accordo. Il pensiero astratto, la pianificazione e la programmazione sul lungo periodo sono le ultime capacità che si sviluppano nel cervello che conclude il suo percorso di crescita all’età di 25 anni.

Il coaching concentrandosi su obiettivi CHIARI, TEMPORALI e CONCRETI, permette all’adolescente all’interno del percorso, di vedere le azioni fatte, quelle ancora da compiere e di assaporare il successo, azione per azione fino al raggiungimento del suo obiettivo.

Non è possibile lavorare con un adolescente in prima superiore sull’obiettivo “arrivare in 5 superiore alla maturità senza bocciature e uscendo con un buon voto!” . Fa già fatica un adulto a programmare in un periodo così lungo, figuriamoci un adolescente. Un’adolescente vive il presente. Esiste solo quello. Chi vive con un adolescente conosce la drammaticità del partire per le vacanze insieme a lui all’età di 16 anni, come se quelle due settimane lontano dai suoi amici gli rovineranno l’esistenza per sempre. Il presente è vissuto in maniera amplificata, il futuro viene percepito come meno importante. Per questo con il Coaching si fa centro con i ragazzi perchè è TEMPESTIVO, PALPABILE, CREDIBILE.

L’adolescente può iniziare a prendere delle decisioni da solo, dal momento che la capacità di assumersi delle responsabilità e fare delle scelte pensate si sviluppa intorno ai 13 anni.

Per questo le tecniche di coaching nell’ambito del miglioramento personale che può spaziare in diversi ambiti quali l’organizzazione, quello scolastico, quello sportivo, di relazione, sono tagliate su misura per prendere consapevolezza di ciò che si vuole fare, perchè si vuole fare e capire come agire. Il coach aiuterà l’adolescente a comprendere la motivazione che sta dietro al raggiungimento dell’obiettivo, a lavorare sul giudizio che il ragazzo ha su sé stesso e fare il modo che influisca positivamente portando alla luce la qualità dei risultati infine aiuterà l’adolescente a prendere coscienza delle proprie interferenze, paure, ansie, per poterle gestire nel momento della performance (compito in classe, interrogazione, uscita con gli amici, competizione sportiva ecc.)

Per info non esitare a contattarmi Contatti

LION – Adozione internazionale

Sono finalmente riuscita a mettere a fuoco, grazie anche all’aiuto di qualcuno, quanto visto Domenica scorsa al Cinema. Lions è un film diretto da Garth Davis con una bellissima Nicole Kidman nelle vesti di una mamma adottiva.

La prima cosa sconvolgente è stato il silenzio in sala, riporto pari pari le parole del mio compagno che uscendo ha detto “non mi era mai capitato di non sentire volare una mosca per un intero film”. Il film merita davvero e queste vacanze di Natale posso essere l’occasione per non perderselo.

Ovviamente io non potevo che vederlo con un occhio professionale e ho trovato diversi spunti di riflessione anche se l’adozione internazionale non è direttamente il mio “campo di battaglia”, ma solo indirettamente, a seguito di accessi di famiglie ai servizi pubblici.

Il primo tra tutti è quello del legame con le origini. Ho lavorato e lavoro con alcune famiglie adottive con bambini e ragazzi di diverse origini, e credo fermamente che sia un diritto del bambino tornare nella propria terra, esperienza bella o brutta che sia. Essere adottati credo che per un bambino sia l’esperienza più eccitante ed allo stesso tempo traumatica che possa capitargli. Una famiglia, che lo accoglie e che lo desidera, ma che allo stesso tempo lo allontana dai suoi luoghi. La mia esperienza professionale mi dice che la richiesta di “tornare là” prima o poi arriva, ed allora quando si adotta un bambino con la procedura internazionale perchè non garantirglielo regolarmente un ritorno.

Può essere utile per non confondere ricordo ed immaginazione, per risentire i profumi e rivedere i luoghi, per mantenere un collegamento con la propria terra e per sentirsi autorizzato ad amarla tanto quanto, o di più di quanto si ama invece la terra che lo ha accolto. A mio parere un genitore adottivo ha questo primo grande compito: autorizzare il proprio figlio ad amare anche tutto quello che è rimasto là.

Il tema del ritorno si intreccia inevitabilmente con quello del ricordo. Tutti i bambini hanno ricordi, più o meno sfuocati, più o meno coscienti, ma hanno un vissuto e un passato. Un passato di abbandono o un passato di maltrattamento o un passato di perdita o un passato di amore saranno il “codice genetico” dell’uomo o della donna che saranno. Sapere è una fortuna, non sapere nulla del passato dei bambini adottati è una sfida. Una sfida da accogliere, come sono da accogliere i loro pregi e difetti e tutte quelle cose che inevitabilmente li hanno segnati.

Quello che il film trasmette è pura emozione: perdita, sofferenza, abbandono, rabbia, amore, delusione. Emozioni che nella vita di ognuno di noi sono costanti e quotidiane, ma mi domando quanto siano amplificate nella vita di un bambino, ragazzo e poi adulto adottato, in relazione alla propria storia, alle persone lasciate a casa, ai legami persi, alle terre lontane, ai parenti e poi agli amici di adesso, alla propria famiglia, all’amore che si prova e ai paesi di appartenenza.

Concludo citando il pensiero di Elena, una mamma adottiva di due ormai ragazze e donne Etiopi, che ha visto film e parlando mi ha scritto questo messaggio: “in questo film c’è tutto: dalla visione salvifica dell’adozione (che io condivido zero, ma era tipica del periodo), alla ricerca spasmodica delle proprie origini, alla casualità della vita, alla povertà estrema, al fatto che chi è amato da piccolo sa amare nonostante tutto, a chi è incazzato a vita, al ritorno, al lasciare andare, al’amore, ai destini incrociati. “   Grazie Elena!

L’invito è di andare a vedere questo film e con questo ultimo breve articolo del 2106 vi auguro un anno pieno cose belle!